11 Dicembre 2018
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La nostra storia a puntate - Quarta puntata (ma chi me l´ha fatto fare ...)

Quarta puntata (ma chi me l´ha fatto fare ...)

Alla fine però la domanda che mi si ripete dentro è sempre la stessa ... Ale ma chi te l´ha fatto fare? di sacrificare così tanto tempo, tante energie e tante risorse in un mondo a parte, in un mondo di secondo piano come quello del calcio femminile. Potevi allenare nel maschile, hai competenza, modo, personalità per farlo, hai avuto anche qualche bella proposta, conosci un sacco di gente che potrebbe inserirti in Società importanti, e invece continui a ripeterti ... l´anno prossimo, ancora un anno, sistemo questo, aggiusto quello e poi vado, vado nel maschile.
Cercherò di spiegare e di spiegarmi del perchè, se è stato solo il caso oppure se c´è stato di più, ovvero se nel mondo del calcio femminile ho trovato quel qualcosa in più che ancora accende in me una passione quasi infantile.

Ho sempre giocato a calcio, mi alzavo al mattino e non vedevo l´ora di tornare da scuola per andare al campino con gli amici a giocare a pallone ... Partite interminabili, duravano fino a che il sole durava, bastava un amico e quattro sassi come porte per giocare una partita a "scartino". Gli amici aumentavano e le partite diventavano 2 contro 2, 3 contro 3 ect. ect. .
Altra cosa fondamentale è che non mi sono mai piaciuti i vincenti predestinati, o meglio, non ho mai tifato per quelli che vincevano e non mostravano la fatica e il sacrificio; infatti da piccolo tutti i miei amici tifavano per Merckx e io invece facevo il tifo per l´eterno secondo Gimondi (ma che gioia quando vinse il Mondiale davanti a Maertens, Ocana e proprio Merckx ), erano tutti per il Milan o per l´Inter e io tifavo per la Juventus che a quei tempi non vinceva molto, anche se le emozioni più grandi furono per le vittorie del Cagliari di Riva e della Lazio del povero Re Cecconi. Mi sono sempre emozionato di fronte alle imprese sportive, alla vittoria come punto di arrivo, come riscatto umano e sociale.
Nello sport ho apprezzato soprattutto la possibilità di poter diventare esempio, eroe positivo e spesso non tutti i vincenti lo sono ... esempio, un Campione che a causa dei propri convincimenti fu gettato in un angolo, privato dei suoi titoli e della propria libertà personale e che solo grazie alla propria forza e alla propria determinazione riuscì, sovvertendo qualsiasi pronostico a riprendersi con lo sport tutto quello che gli era stato tolto, dignità compresa, fu Cassius Clay (pardon Mohamed Alì) che stese al tappeto insieme a Foreman gli Stati Uniti interi con la loro politica di guerra.
Insomma nello sport ho sempre cercato la vittoria oltre il sacrificio, la sfida impossibile, il successo oltre ogni previsione il ribaltamento di pronostici impossibili da ribaltare.
Calcio a parte lo sport, tutto lo sport, mi è sempre piaciuto, in me bambino la leggenda delle Olimpiadi capaci di fermare le guerre ha sempre suscitato un fascino unico. Delle Olimpiadi poi la gara principe, che racchiude tutto il senso di cosa intendo per sport, è la Maratona; Non ricordo quando e in che occasione ma ad un certo punto conobbi la storia di Dorando Pietri, lo sfortunato maratoneta italiano che alle Olimpiadi di Londra fu squalificato perchè tagliò il traguardo per primo ormai stremato, ma sorretto da un giudice. Ebbe comunque gli onori che meritava e fu premiato non con la medaglia d´oro olimpica ma con una coppa offerta dalla Regina di Inghilterra.
Questa storia mi emozionò tantissimo al punto che a 13 anni, partecipando ad una gara podistica da Castelfranco ad Orentano, a pochi metri dall´arrivo in testa per la mia categoria, mi sentii male e mi ritirai, credo per l´emozione.
Un altro maratoneta è stato il mio idolo di adolescente, Abebe Bikila vincitore di due maratone olimpiche quelle di Roma nel 60 e quella di Tokio nel 64, il perchè è semplice, vinse la maratona di Roma correndo SCALZO, unico nella storia delle olimpiadi doppiò il successo 4 anni dopo a Tokyo, nel 1968, in seguito ad un incidente stradale rimase paralizzato, ma neanche questo lo fermò infatti riuscì a partecipare e vincere alle Para-Olimpiadi.
Ai giorni nostri mi hanno appassionato le vicende sportive ed umane di due grandissimi campioni di due sport lontanissimi tra loro, Roberto Baggio e Alex Zanardi, Campioni in campo ed in pista ma campioni soprattutto nella vita, col loro esempio hanno aiutato e aiuteranno ancora in futuro, molti altri a rialzarsi con serenità dalle proprie disgrazie e lottare per diventare vincitori.

Come sportivo praticante ho giocato a buoni livelli dilettantistici quando giocare nei dilettanti voleva dire essere idoli di paesi, giocare partite di fronte a centinaia di persone ed essere riferimento per le aspettative di tante persone. Il rammarico più grande che ho è quello di non aver mai incontrato un Allenatore capace di spiegarmi il gioco del calcio, quali erano i miei limiti, le mie capacità e su cosa lavorare per migliorarmi ... è per questo credo che è rimasta in me la voglia di capire e di studiare il gioco per poter poi insegnare qualcosa alle persone che ho avuto nelle squadre che ho allenato.
Ad un certo punto mi sono trovato ad allenare una squadra di ragazze e subito ho trovato sintonia col mio modo di pensare lo sport, le donne sanno sacrificarsi, le donne assorbono come spugne le indicazioni degli istruttori, sognano i propri successi e li rincorrono con tutte le loro forze, quando credono in qualcosa e in qualcuno lo seguono anche all´inferno ... Ad un gruppo di ragazzine ho cominciato a parlare di Serie A e di Nazionale e mentre parlavo loro mi rendevo conto che credevano a quello che gli dicevo e quindi ci credevo io stesso, ci siamo condizionati a vicenda per 10 anni, il tempo di cominciare a tirare due calci al pallone e di finire sull´Album delle figurine Panini alla voce Serie A femminile.
Se non si è ancora capito sono uno sportivo romantico, non riesco ad allenare, a fare il Presidente, a guardare una partita se non ho dentro di me un coinvolgimento totale con quello che sto facendo ed è forse per questo che non mi è ancora riuscito di lasciare questo mondo così particolare e così unico, questo mondo in cui il sacrificio è alimentato solo dalla passione ed è ripagato poche volte con una pacca sulla spalla, con un bravo o da una medaglia di cartone.

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