11 Dicembre 2018
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La nostra storia a puntate - Prima puntata (Deborah P.)

Prima puntata (Deborah P.)

Capitò che, dopo i primi anni di attività a livello amatoriale, sul finire degli anni 80 cominciarono ad arrivare al Campo Sportivo ragazzine e bambine desiderose di intraprendere l´attività calcistica. La prima in assoluto fu Sabrina Montagnani, dopodichè arrivarono la sorella Laura, Veronica Lanzotti, Erika Scordo, Ilaria Nanni e Sabrina Pettinari. Erano poche per formare una formazione giovanile così furono inserite nel gruppo delle grandi ed emerse subito la differenza, le grandi, per lo più fidanzate dei ragazzi che giocavano nella formazione maschile, giocavano per puro divertimento e quello che succedeva in campo era nettamente meno importante di quello che succedeva fuori, le piccole invece, volevano giocare per diventare Giocatrici e per vincere. Dopo un paio di anni di convivenza tra queste due mentalità, grazie all´arrivo di altre ragazzine, furono costituiti due gruppi, uno con ragazze dai 13 anni in su e l´altro con bambine con età inferiore ai 12 anni. La squadra delle piccole fu iscritta al Campionato esordienti maschile (prima volta nella storia del calcio), con non poche perplessità, catturando però la curiosità dei maggiori Media locali e nazionali. Tra le bambine che costituirono il gruppo, poi denominato "ragazzine terribili", c´era anche Sara Ercoli che di quella squadra fu il Capitano, il goleador e la trascinatrice, c´erano Lara Rocchi, Serena Bartolini, Linda Orsi, Ilaria Leoni e altre che ricorderò in un altro episodio, ma c´era soprattutto Deborah Pavoni, si proprio la Deborah della premessa e di cui vorrei provare a raccontare l´impresa della realizzazione della sua leggenda personale.
Non vorrei entrare troppo nei particolari del problema per cui per lei si parlava di impossibiltà di svolgere attività sportiva, diciamo che la malattia con cui doveva per forza convivere si rifiutava di far crescere e far funzionare normalmente i suoi organi principali tra cui il cuore, i polmoni, il fegato ed i reni. Anche dal punto di vista della crescita fisica, a causa della sua malattia, Deborah era "condizionata". Quando mi fu presentata mi fu chiesto di inserirla nella squadra in cui giocavano molte sue amiche (5 erano le bambine che venivano da Staffoli) e che comunque non ero obbligato ad assumermi nessuna responsabilità anche se avessi deciso di regalarle qualche minuto di partita, così, tanto per farla contenta. Quando mi trovai però di fronte a Deborah capìì immediatamente che ero al cospetto di una bambina (di una persona) determinata a recitare una parte da protagonista all´interno della squadra. Tutte le volevano bene, tutte la stimavano, e non per quello che aveva ma per quello che era e per come affrontava le proprie difficoltà. Deborah veniva ad allenarsi quasi regolarmente conciliando gli impegni sportivi con quelli legati alla sua malattia che purtoppo la costringeva a cure intensive e visite specialistiche fuori di Italia, ma che non le toglievano mai il sorriso e la voglia di giocare a calcio. Ogni volta che entrava in campo, anche se per pochi minuti, per un allenamento o per una partita, dimostrava di dare il 300% delle proprie capacità. I minuti aumentavano sempre, qualche volta partì titolare, e lo spazio che si guadagnava era sempre strameritato, del resto mi aveva fatto capire da subito che non avrebbe gradito trattamenti di favore da me e neppure dalle proprie compagne. In particolare me lo dimostrò in occasione di una delle prime amichevoli che quella squadra disputò; Eravamo ad Uliveto e stavamo disputando una amichevole con le pari età dell´Ulivetese, la partita non aveva storia e quindi ci fu spazio per tutte, anche per Deborah che sul risultato di 8 a 0 in nostro favore fu incaricata di calciare un rigore. Deborah segnò e tutti le fecero una gran festa ma lei non si scompose più di tanto e dimostrò di non essere poi così felice per quella segnatura. Quando a fine partita mi complimentai con Deborah mi disse che era contenta per la vittoria della squadra ma che quel rigore avrebbe dovuto tirarlo Sara Ercoli perchè era lei la rigorista aggiungendo un quesito per me : _ Fossimo stati sullo 0 a 0, fosse stata una partita vera a chi l´avresti fatto tirare? Aggiunse inoltre che quello che sognava era un goal tutto suo, magari decisivo, in una partita di campionato. Da quel momento il suo sogno divenne anche il mio. Deborah continuava a passare periodi in Ospedale, periodi di cure intensive e anche se si ammalava spesso, appena poteva tornava, si allenava e giocava. Quella Stagione fu ricca di soddisfazioni per la squadra, Giornali Nazionali, trasmissioni televisive importanti si interessarono alle "ragazzine terribili" che nel frattempo avevano fatto piangere più di una squadra di coetanei maschi col contributo anche di Deborah. L´anno seguente i maschi non ci vollerò più, al Comitato UISP di Zona ci fecero sapere che le bambine non potevano più giocare nel campionato "riservato" ai maschi. Iscrivemmo allora la squadra al Campionato regionale femminile Under 16 dove incontravamo squadre con ragazze molto più grandi delle nostre dodicenni ma non cessammo comunque di ottenere ottimi risultati. Deborah, seppure le sue difficoltà fossero aumentate anche a causa della maggiore età delle sue avversarie, continuò ad allenarsi e a giocare quando salute e Mister glielo consentivano. Alla penultima partita di quel Campionato era in programma il difficile derby col Galleno, vincendo quella gara ci saremmo avvicinati in maniera decisiva alla conquista del Campionato Regionale Under 16 e avremmo avuto così accesso alla fase Nazionale. La Partita si dimostrò subito difficile e nonostante una netta supremazia da parte nostra, il goal non arrivava, ottime parate del portiere del Galleno, occasioni sfumate di poco e la fine della partita si avvicinava sempre di più. A 7/8 minuti dalla fine guardai verso la panchina e incrociai lo guardo di Deborah, fui trafitto dalla sua voglia di giocare quella partita e la paura di non riuscire a vincere quella gara fu sotterrata da quello sguardo. La feci alzare dalla panchina e feci la sostituzione, fuori un difensore, dentro un attaccante. Qualche sguardo perplesso, da parte di qualche presente nel pubblico, sull´opportunità di far entrare Deborah mi colpì, da parte delle compagne invece la sostituzione fu accettato come un normale cambio tattico. I Pochi minuti che mancavano stavano scorrendo velocemente e ormai mi stavo rassegnando a veder finire l´incontro in parità ma all´improvviso un fulmine attraversò tutto il campo e si andò a conficcare nel petto di tutti i presenti ... Sara Ercoli scese per l´ennesima volta palla al piede, il Galleno era tutto dentro la propria area e quindi Sara fu costretta ad allargarsi per trovare un pò di spazio, poi, contrariamente a quello che faceva di solito ovvero cercare l´azione personale, alzò la testa e vide una maglia azzurra nel mezzo a tante maglie viola, indirizzò un passaggio verso quella macchia blu e, come tutti gli altri stette a guardare quello che stava succedendo. La maglia blu si mosse un pò impacciata verso quella palla che le veniva incontro e la toccò in maniera decisa cambiando la sua traettoria dal secondo palo, dove era destinata, al primo palo. Il portiere che stava seguendo la traettoria della palla venne spiazzato e la palla finì la sua corsa in fondo al sacco ... goal ... quella macchia blù assunse la fisionomia di Deborah ed esplose il finimondo dentro di me ... goal di Deborah ... tutte le compagne corsero ad abbracciare Deborah che presto fu sommersa dalla gioia delle sue compagne ... corsi in campo anch´io a festeggiare a a fatica tirai fuori da quel mucchio azzurro Deborah ... un misto di sensazioni, dalla gioia irrefrenabile per il goal alla paura che Deborah rimanesse schiacciata da tanta gioia. Quando il groviglio fu sciolto l´arbitro fece riprendere il gioco da centrocampo, giocammo ancora pochi secondi poi arrivò il triplice fischio. La festa continuò e io mi caricai Deborah sulle spalle e la portai meritatamente in trionfo. Questa è l´immagine che porterò sempre con me ovunque tu sia adesso ti ringrazio per l´insegnamento che mi hai dato ... La parola impossibile non esiste per le persone capaci di sognare e chi sogna in grande diventa un grande aldilà delle vittorie e delle sconfitte.

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