13 Agosto 2020
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La Nostra Storia

I fondatori del G.S. La Piazza

Premessa
E' obbligo da parte mia fare una premessa, quelli che andrò a scrivere in questo spazio saranno ricordi legati ad un' esperienza di sport e di vita che mi ha accompagnato per 20 anni; Momenti belli ed esaltanti, delusioni cocenti, discese e risalite, vittorie insperate e sconfitte inimmaginabili, soprattutto emozioni che alla fine hanno fatto si che tutto quello che sembrava irraggiungibile sia stato raggiunto e tutto quello che sembrava dovesse durare in eterno sia svanito in un attimo. Non seguirò un ordine cronologico, dipenderà solo dallo stato d'animo del momento e dalla necessità di mettere in ordine un pò di ricordi e molte emozioni, perchè è successo tutto così in fretta che se chiudo gli occhi rivedo in un attimo facce e situazioni vissute in 20 anni ma ancora tutte lì in ordine sparso. Ricordo i goal, gli abbracci, le espressioni di chi mi stava d'avanti mentre parlavo di sport e del sogno di arrivare in serie A tutti insieme, in molte meriterebbero di essere nominate per prime o per primi in questa cosa che sto facendo ma un nome su tutti, e soprattutto una faccia su tutte, mi appare se chiudo gli occhi, è sicuramente la persona più coraggiosa, anzi la calciatrice più coraggiosa e determinata che abbia mai allenato, non è mai scesa in campo con la prima squadra ma a lei attribuisco il numero 1 tra le quasi 250 giocatrici che ho avuto in 20 anni di carriera da allenatore, il suo nome è Deborah, abitava a Staffoli, voleva giocare a calcio, sognava di segnare un goal in una gara vera e, semplicemente, c'è riuscita.

I Fondatori
Come spesso succede nello sport fu la passione di un gruppo di amici appassionati di calcio a far nascere nel 1982 (anno dell'Italia Mondial a Castelfranco di Sotto una nuova Società che fu denominata G.S. La Piazza ( dove G.S. stava per Grande Squadra ), in onore allo spicchio della Piazza Nova dove questi amici si ritrovavano quotidianamente, sfidando le ire dei Vigili Urbani, per giocare epiche sfide serali.
Solo tre anni dopo, il calcio del neonato G.S. La Piazza cominciò a parlare al femminile con l'organizzazione del I° Trofeo Pallone Rosa, rassegna di calcio femminile destinata a diventare l'appuntamento estivo per eccellenza di tutto il panorama femminile regionale. Da quell'edizione del 1985 si sono susseguite venti edizioni che hanno visto la partecipazione di tutte le più forti formazioni regionali prima e nazionali poi; sono scese in campo tante tra le più forti calciatrici d'Italia per conquistare quello che è diventato un simbolo, il Pallone Rosa.

Il 1986 fu l'anno decisivo, quando cioè, dietro l'entusiasmo derivante dall'organizzazione del Trofeo Pallone Rosa, nasce l'idea di creare una propria squadra formata da ragazze del posto, quasi tutte compagne o fidanzate dei componenti la squadra maschile. I primi anni di esperienza sono firmati U.I.S.P. e l'obiettivo principale fu quello del massimo divertimento ma è nel 1990 che cominciarono ad arrivare bambine desiderose di realizzare il proprio sogno, giocare a calcio. Nacque così una squadra composta da bambine con età compresa tra i 9 e 11 anni che, prima in Italia, partecipò ad un campionato esordienti maschile riportando un successo notevole; 10 punti conquistati grazie a 2 vittorie e 6 pareggi ( la vittoria assegnava 2 punti ), 27 reti segnate tutte ad opera di Ercoli Sara che si rivelò negli anni seguenti grande talento tanto da meritarsi la chiamata in azzurro.

Nel 1991 la prima esperienza targata F.I.G.C. con l'affermazione nel Campionato Regionale Under 16 e nella Coppa Orlandi. Nel 1992 il G.S. La Piazza si iscrisse al Campionato regionale di Serie C con la squadra più giovane decisa ormai a crescere quel gruppo di ragazzine terribili per arrivare molto in alto e infatti dalla Stagione 1992/93 alla Stagione 1997/98 ( anno della promozione in Serie B ) il G.S. La Piazza migliorò costantemente la propria classifica, aumentò il proprio prestigio vincendo tutte le manifestazioni giovanili e tantissimi tornei estivi,organizzò il migliore settore giovanile della Toscana, cambiò nome in A.C.F. Piazza 96, ma soprattutto formò un organico giovane e pieno di talenti pronto a sfidare le squadre più forti d'Italia. La Stagione 1997/98 fu l'anno della raccolta di quanto seminato, infatti il Campionato Regionale di Serie C fu vinto a suon di record ( uno su tutti Lanzotti capocannoniere con 63 reti in 32 gare di campionato ) e anche il Pallone Rosa, arrivato alla XIV° edizione arricchì la bacheca della Società.

Seguirono Tre Stagione nel Campionato Nazionale di Serie B dove l'A.C.F. Piazza 96 migliorò costantemente la propria classifica sfiorando la promozione in Serie A già al secondo tentativo nella Stagione 1999/2000 e centrandola nella Stagione successiva. Nella Stagione 1998/99, la prima in Serie B, l'A.C.F. Piazza 96 si confermò ai vertici del movimento Regionale stravincendo il XV° Trofeo Pallone Rosa e il Trofeo Confezioni Marco conquistato ad appannaggio di due formazioni di Serie A quali l'Agliana ed il Sarzana. Nelle Stagioni 1999/2000, 2000/2001 e 2001/2002 l'A.C.F. Piazza 96 si ripetè alla conquista del Trofeo Pallone Rosa e soprattutto si affacciò alla vetrina più prestigiosa quella della Serie A.

Il 15 Settembre del 2001 resterà una data storica nella Storia della Società e dello sport Castelfranchese in particolare, allo Stadio O. martini nella prima giornata di Campionato scese in campo la formazione più forte d'Italia, quella Lazio che poi avrebbe vinto lo scudetto in uno spettacolare spareggio con il Foroni Verona. Il risultato fu un secco 4 a 0 in favore della Lazio ma sicuramente l'emozione giocò un ruolo da protagonista nelle ragazze che scesero in campo quel pomeriggio : Nardi, Cagetti, Molesti, Salutini, Cacciatori (CAP), Zastin Gabry, Ristori, Ercoli, Pallotti, Lanzotti, Zastin Gensy ( Bigazzi ). All. Pistolesi.

La prima esperienza in Serie A si chiuse con una salvezza guadagnata con largo anticipo ed un eccezionale 7° posto in classifica generale davanti a squadre dal nome prestigioso quali Milan e Torino. Ma come sempre nello sport il difficile è confermarsi e spenta la spinta dell'entusiasmo, la stagione seguente quella 2002/2003 nata sotto ottimi presupposti non ultimo la fusione col San Pierino che avrebbe dovuto portare nuove risorse, vide la neonata Valdarno CF relegata nelle ultime posizioni per tutto il Campionato ed infine retrocedere con non pochi rimpianti.

Prima puntata (Deborah P.)

Capitò che, dopo i primi anni di attività a livello amatoriale, sul finire degli anni 80 cominciarono ad arrivare al Campo Sportivo ragazzine e bambine desiderose di intraprendere l´attività calcistica. La prima in assoluto fu Sabrina Montagnani, dopodichè arrivarono la sorella Laura, Veronica Lanzotti, Erika Scordo, Ilaria Nanni e Sabrina Pettinari. Erano poche per formare una formazione giovanile così furono inserite nel gruppo delle grandi ed emerse subito la differenza, le grandi, per lo più fidanzate dei ragazzi che giocavano nella formazione maschile, giocavano per puro divertimento e quello che succedeva in campo era nettamente meno importante di quello che succedeva fuori, le piccole invece, volevano giocare per diventare Giocatrici e per vincere. Dopo un paio di anni di convivenza tra queste due mentalità, grazie all´arrivo di altre ragazzine, furono costituiti due gruppi, uno con ragazze dai 13 anni in su e l´altro con bambine con età inferiore ai 12 anni. La squadra delle piccole fu iscritta al Campionato esordienti maschile (prima volta nella storia del calcio), con non poche perplessità, catturando però la curiosità dei maggiori Media locali e nazionali. Tra le bambine che costituirono il gruppo, poi denominato "ragazzine terribili", c´era anche Sara Ercoli che di quella squadra fu il Capitano, il goleador e la trascinatrice, c´erano Lara Rocchi, Serena Bartolini, Linda Orsi, Ilaria Leoni e altre che ricorderò in un altro episodio, ma c´era soprattutto Deborah Pavoni, si proprio la Deborah della premessa e di cui vorrei provare a raccontare l´impresa della realizzazione della sua leggenda personale.
Non vorrei entrare troppo nei particolari del problema per cui per lei si parlava di impossibiltà di svolgere attività sportiva, diciamo che la malattia con cui doveva per forza convivere si rifiutava di far crescere e far funzionare normalmente i suoi organi principali tra cui il cuore, i polmoni, il fegato ed i reni. Anche dal punto di vista della crescita fisica, a causa della sua malattia, Deborah era "condizionata". Quando mi fu presentata mi fu chiesto di inserirla nella squadra in cui giocavano molte sue amiche (5 erano le bambine che venivano da Staffoli) e che comunque non ero obbligato ad assumermi nessuna responsabilità anche se avessi deciso di regalarle qualche minuto di partita, così, tanto per farla contenta. Quando mi trovai però di fronte a Deborah capìì immediatamente che ero al cospetto di una bambina (di una persona) determinata a recitare una parte da protagonista all´interno della squadra. Tutte le volevano bene, tutte la stimavano, e non per quello che aveva ma per quello che era e per come affrontava le proprie difficoltà. Deborah veniva ad allenarsi quasi regolarmente conciliando gli impegni sportivi con quelli legati alla sua malattia che purtoppo la costringeva a cure intensive e visite specialistiche fuori di Italia, ma che non le toglievano mai il sorriso e la voglia di giocare a calcio. Ogni volta che entrava in campo, anche se per pochi minuti, per un allenamento o per una partita, dimostrava di dare il 300% delle proprie capacità. I minuti aumentavano sempre, qualche volta partì titolare, e lo spazio che si guadagnava era sempre strameritato, del resto mi aveva fatto capire da subito che non avrebbe gradito trattamenti di favore da me e neppure dalle proprie compagne. In particolare me lo dimostrò in occasione di una delle prime amichevoli che quella squadra disputò; Eravamo ad Uliveto e stavamo disputando una amichevole con le pari età dell´Ulivetese, la partita non aveva storia e quindi ci fu spazio per tutte, anche per Deborah che sul risultato di 8 a 0 in nostro favore fu incaricata di calciare un rigore. Deborah segnò e tutti le fecero una gran festa ma lei non si scompose più di tanto e dimostrò di non essere poi così felice per quella segnatura. Quando a fine partita mi complimentai con Deborah mi disse che era contenta per la vittoria della squadra ma che quel rigore avrebbe dovuto tirarlo Sara Ercoli perchè era lei la rigorista aggiungendo un quesito per me : _ Fossimo stati sullo 0 a 0, fosse stata una partita vera a chi l´avresti fatto tirare? Aggiunse inoltre che quello che sognava era un goal tutto suo, magari decisivo, in una partita di campionato. Da quel momento il suo sogno divenne anche il mio. Deborah continuava a passare periodi in Ospedale, periodi di cure intensive e anche se si ammalava spesso, appena poteva tornava, si allenava e giocava. Quella Stagione fu ricca di soddisfazioni per la squadra, Giornali Nazionali, trasmissioni televisive importanti si interessarono alle "ragazzine terribili" che nel frattempo avevano fatto piangere più di una squadra di coetanei maschi col contributo anche di Deborah. L´anno seguente i maschi non ci vollerò più, al Comitato UISP di Zona ci fecero sapere che le bambine non potevano più giocare nel campionato "riservato" ai maschi. Iscrivemmo allora la squadra al Campionato regionale femminile Under 16 dove incontravamo squadre con ragazze molto più grandi delle nostre dodicenni ma non cessammo comunque di ottenere ottimi risultati. Deborah, seppure le sue difficoltà fossero aumentate anche a causa della maggiore età delle sue avversarie, continuò ad allenarsi e a giocare quando salute e Mister glielo consentivano. Alla penultima partita di quel Campionato era in programma il difficile derby col Galleno, vincendo quella gara ci saremmo avvicinati in maniera decisiva alla conquista del Campionato Regionale Under 16 e avremmo avuto così accesso alla fase Nazionale. La Partita si dimostrò subito difficile e nonostante una netta supremazia da parte nostra, il goal non arrivava, ottime parate del portiere del Galleno, occasioni sfumate di poco e la fine della partita si avvicinava sempre di più. A 7/8 minuti dalla fine guardai verso la panchina e incrociai lo guardo di Deborah, fui trafitto dalla sua voglia di giocare quella partita e la paura di non riuscire a vincere quella gara fu sotterrata da quello sguardo. La feci alzare dalla panchina e feci la sostituzione, fuori un difensore, dentro un attaccante. Qualche sguardo perplesso, da parte di qualche presente nel pubblico, sull´opportunità di far entrare Deborah mi colpì, da parte delle compagne invece la sostituzione fu accettato come un normale cambio tattico. I Pochi minuti che mancavano stavano scorrendo velocemente e ormai mi stavo rassegnando a veder finire l´incontro in parità ma all´improvviso un fulmine attraversò tutto il campo e si andò a conficcare nel petto di tutti i presenti ... Sara Ercoli scese per l´ennesima volta palla al piede, il Galleno era tutto dentro la propria area e quindi Sara fu costretta ad allargarsi per trovare un pò di spazio, poi, contrariamente a quello che faceva di solito ovvero cercare l´azione personale, alzò la testa e vide una maglia azzurra nel mezzo a tante maglie viola, indirizzò un passaggio verso quella macchia blu e, come tutti gli altri stette a guardare quello che stava succedendo. La maglia blu si mosse un pò impacciata verso quella palla che le veniva incontro e la toccò in maniera decisa cambiando la sua traettoria dal secondo palo, dove era destinata, al primo palo. Il portiere che stava seguendo la traettoria della palla venne spiazzato e la palla finì la sua corsa in fondo al sacco ... goal ... quella macchia blù assunse la fisionomia di Deborah ed esplose il finimondo dentro di me ... goal di Deborah ... tutte le compagne corsero ad abbracciare Deborah che presto fu sommersa dalla gioia delle sue compagne ... corsi in campo anch´io a festeggiare a a fatica tirai fuori da quel mucchio azzurro Deborah ... un misto di sensazioni, dalla gioia irrefrenabile per il goal alla paura che Deborah rimanesse schiacciata da tanta gioia. Quando il groviglio fu sciolto l´arbitro fece riprendere il gioco da centrocampo, giocammo ancora pochi secondi poi arrivò il triplice fischio. La festa continuò e io mi caricai Deborah sulle spalle e la portai meritatamente in trionfo. Questa è l´immagine che porterò sempre con me ovunque tu sia adesso ti ringrazio per l´insegnamento che mi hai dato ... La parola impossibile non esiste per le persone capaci di sognare e chi sogna in grande diventa un grande aldilà delle vittorie e delle sconfitte.

Seconda puntata (le origini)

Negli anni settanta il punto di incontro dei ragazzi di Castelfranco era Piazza Garibaldi ( la cosiddetta "Piazza Nova" ), era il luogo dove, nel periodo estivo, si formavano i gruppi e dove si consolidavano le amicizie. Soprattutto quando le scuole finivano, dalla mattina a sera tardi, era lo scenario di discussioni, di progetti, di litigate e riconciliazioni, della nascita e della fine di storie di amicizia e d´amore.
Ci fu un periodo sul finire degli anni settanta in cui un appuntamento divenne imperdibile e irrinunciabile; alle 18,30 tutti i ragazzi che frequentavano la Piazza Nova si riunivano nello spicchio di piazza opposto a quello dove stava Dino col carrettino delle granite, per disputare epiche sfide calcistiche, supportati dalle ragazze. Indipendentemente dalle ridotte dimensioni del terreno di gioco, tra l´altro di forma triangolare, ho visto giocare partite con più di 20 giocatori. La gente arrivava anche a partita iniziata ed entrava subito in gioco con qualcuno, altri se ne andavano a partita in corso, altri si prendevano a botte. Le regole erano poche e semplici: _ Era tutto Bono, non c´era l´arbitro, la partita finiva a 10, si cambiava campo a 5, si poteva fare triangoli sbattendo la palla sugli alberi e sulle panchine e soprattutto, i risaputi bravi a giocare, potevano essere sottoposti a cure particolari da chi bravo non era.
Gli avversari più pericolosi però di quelle partite erano i Vigili Urbani che spesso ci beccavano, quando ci riuscivano sequestravano il pallone oppure facevano la lista dei giocatori e provvedevano ad inviare spiacevoli comunicazioni a domicilio. Non fu possibile cancellare quell´appuntamento serale in nessun modo e alla fine si arresero sia i Vigili che l´Amministrazione Comunale. Di solito quando i Vigili arrivavano facevamo in tempo a dileguarci, a volte invece la tensione della partita era tale che ci sorprendevano sul fatto ... Una volta uno dei Vigili più famosi del Comune, si avvicinò alla partita in silenzio, quando ci rendemmo conto della sua presenza era tardi e sarebbe stato inutile scappare e quindi con aria dimessa ci fermammo a gauardarlo per capire le sue intenzioni. Catturata tutta l´attenzione alzò due dita come si fa per indicare la vittoria, alchè qualcuno chiese ironicamente : "Duemila ?" facendo riferimento alle lire che potevano costituire l´eventuale multa, ma lui fece un cenno di diniego con la testa. Qualcun´altro allora disse : "Ventimila ?" e lui scosse di nuovo la testa e aggiunse con tono grave e rassegnato al tempo stesso : Avete vent´anni ma un v´è venuto ancora a noia a favvi rincorre dai Vigili ? ...
Alla fine il Sindaco ci chiamò in Comune e ci consegnò le chiavi del Campo Sportivo di Via dei Macelli pregandoci di non utilizzare più la Piazza Nova per le nostre partite. Nacque così la squadra del La Piazza ma le sfide giocate al Campo Sportivo non avevano più quel sapore e soprattutto non si respirava più quell´atmosfera.
Arrivò anche il momento del calcio vero per i ragazzi della Piazza Nova che ebbero la possibiltà di confrontarsi in quello che si chiamò "Stracittadino", ovvero nel torneo dei Bar di Castelfranco. C´era un problema per partecipare al torneo dovevano essere schierati da un Bar o da un Circolo ricreativo e molto goliardicamente si iscrissero al Torneo come Bar-beria Giuseppe e Alberto che era l´unico disposto a sostenere le spese per farli partecipare a quel torneo. Furono accettati in virtù del fatto che l´organizzazione non riuscì a trovare l´ottava squadra necessaria a completare il tabellone e anche perchè nessuno credeva nelle loro capacità. La Bar-beria G & A passò il turno, vinse la semifinale contro i favoriti del Bar Pisa e giocò la finale contro la squadra organizzatrice, la Stella Rossa.
Davanti ad un pubblico impressionante per il Campo Sportivo Vecchio, i ragazzi della Piazza Nova si trovarono presto in svantaggio, ma negli ultimi 10 minuti accadde l´imponderabile che a volte nel calcio succede e che lo rende così unico. Segnò la rete del pareggio Pagni (schiacciatore di banda della squadra di pallavolo locale), raddoppiò Manfredini a 3 minuti dal termine e quando ormai si pensava alla vittoria ci fu il pareggio beffa di Sarcone per la Stella Rossa. Ai supplementari fu un vero e proprio assedio ma due traverse e i miracoli di Gonzales tra i pali della Bar-beria G & A portarono ai calci di rigore. La Stella Rossa segnò tre rigori sui cinque regolamentari e lo stesso fece la Bar-beria G & A, furono tirati allora i calci di rigore ad oltranza. Al terzo calcio di rigore ad oltranza Gonzales parò e Manfredini Renato segnò e lo Stacittadino del 1979 fu assegnato contro ogni pronostico ai ragazzi della Piazza Nova.
Quella fu la loro definitiva consacrazione e l´inizio della storia del G.S. La Piazza che di lì a poco sarebbe stata fondata. Il primo Presidente fu Mario Donati soprannominato Mazzarò per la somiglianza col personaggio della novella "La Roba" del Verga e al momento dell´iscrizione alla UISP di Zona sottolineò all´impiegato che G.S. non stava per Gruppo Sportivo, ma per Grande Squadra.

Terza puntata (l´idea del femminile)

L´idea del G.S. La Piazza al femminile nacque per caso e con fini non proprio nobili come si capirà leggendo questa puntata, nella Primavera del 1985 ... Fu organizzata una partita amichevole di calcio tra una selezione di Galleno e una squadra formata dalle frequentatrici della Palestra Hermes di Castelfranco di Sotto. La gara venne disputata in notturna a Staffoli e attirò la curiosità di un pubblico veramente d´eccezione. Tra i presenti quella sera c´ero anch´io, che in campo avevo la fidanzata tra le protagoniste, e insieme a me c´era l´amico di allora Spartaco Baldasserrini. Restammo meravigliati dalla curiosità che quella partita aveva suscitato e cominciammo a progettare quella sera stessa l´idea di organizzare una manifestazione calcistica femminile a Castelfranco di Sotto.
Quello che accese in noi l´idea non furono le abilità pedatorie di quelle calciatrici improvvisate ma il pubblico numeroso ... pensammo in sintesi che se fossimo riusciti ad organizzare qualche partita, magari un torneo estivo in notturna, avremmo potuto trovare i fondi necessari al finanziamento della nostra giovane Associazione Sportiva, il G.S. La Piazza ( Per la cronaca quella gara pionieristica terminò 1 a 1 ai rigori ).
Così fu e una delle sere seguenti, su di una panchina della Piazza Nova, lanciammo l´idea agli altri ragazzi, in fondo si trattava "soltanto" di cercare di mettere insieme qualche squadra di donne e di inventarsi un torneo.
C´era un problema però, non esistevano squadre femminili di calcio nella nostra zona, ma non ci perdemmo d´animo ... facemmo un fitto volantinaggio in tutti i bar, i circoli, le Società sportive esistenti e riuscimmo in breve tempo a mettere insieme 6 squadre, improvvisate, ma squadre. La manifestazione prese corpo nel Mese di Luglio e fu organizzata per Settembre, le 6 squadre partecipanti erano la Palestra Hermes, il Galleno, il C.A.S. di San Pierino, l´ACLI Montecalvoli, La Perla di Montecalvoli e il Santa Maria a Monte. Il regolamento prevedeva l´utilizzo delle scarpe da ginnastica al posto delle scarpe con i tacchetti e il pallone di gomma al posto di quello di cuoio. Sembrano cose ridicole ma soltanto 20 anni fa le donne, almeno quelle che parteciparono alla prima edizione del torneo, avevano timore di quelli strumenti.
La cosa più difficile da trovare fu la denominazione della manifestazione, ricordo infatti che in una riunione all´aperto, davanti il Bar centrale, protrattasi fino a notte fonda, ognuno disse la propria e vennero fuori le proposte più disparate: dal sobrio "Torneo Rosa", al ridicolizzante "Donne nel pallone", al mistico "Madonne del calcio", ma alla fine due possibilità restarono sul tavolo della discussione: _ "1° Trofeo Pallone Rosa" e 1° "Trofeo Rimmel e Olio Canforato" ... Inutile dire quale fu la scelta finale e la scelta fu quella soprattutto perchè a quel tavolo c´era presente una ragazza che si oppose con tutte le sue forze a quella che sentiva, per se e per quelle che si sarebbero apprestate a disputare quella prima manifestazione, come una presa in giro e una mancanza di rispetto.
Il Trofeo Pallone Rosa, nato per scherzo e per scommessa, non solo si rivelò un investimento proficuo per la nostra Associazione, ma di lì a poco dette lo spunto alla U.I.S.P. Comitato del Cuoio di proporsi per realizzare il primo Campionato Amatoriale femminile nel 1986 al quale naturalmente parteciparono le Squadre nate per quell´occasione del Trofeo Pallone Rosa e partecipò anche il G.S. La Piazza con una propria formazione.
Quelle squadre non si sciolsero dopo quel Torneo ma continuarono prepararsi e ad allenarsi in attesa della Seconda Edizione del Trofeo Pallone Rosa.
Quella Prima storica edizione si concluse come da pronostico con la finale Galleno - Palestra Hermes, finale che vide uscire trionfatrice la squadra del Galleno soltanto dopo i calci di rigore.
Da quella edizione se ne sono susseguite altre 20, alcune anche doppie con l´aggiunta cioè della categoria giovanile, che hanno visto partecipare le squadre più prestigiose e le giocatrici più forti della Regione. Vincere il Trofeo Pallone Rosa da quel 1985 è diventato un obiettivo importante per tutte le Società.

Quarta puntata (ma chi me l´ha fatto fare ...)

Alla fine però la domanda che mi si ripete dentro è sempre la stessa ... Ale ma chi te l´ha fatto fare? di sacrificare così tanto tempo, tante energie e tante risorse in un mondo a parte, in un mondo di secondo piano come quello del calcio femminile. Potevi allenare nel maschile, hai competenza, modo, personalità per farlo, hai avuto anche qualche bella proposta, conosci un sacco di gente che potrebbe inserirti in Società importanti, e invece continui a ripeterti ... l´anno prossimo, ancora un anno, sistemo questo, aggiusto quello e poi vado, vado nel maschile.
Cercherò di spiegare e di spiegarmi del perchè, se è stato solo il caso oppure se c´è stato di più, ovvero se nel mondo del calcio femminile ho trovato quel qualcosa in più che ancora accende in me una passione quasi infantile.

Ho sempre giocato a calcio, mi alzavo al mattino e non vedevo l´ora di tornare da scuola per andare al campino con gli amici a giocare a pallone ... Partite interminabili, duravano fino a che il sole durava, bastava un amico e quattro sassi come porte per giocare una partita a "scartino". Gli amici aumentavano e le partite diventavano 2 contro 2, 3 contro 3 ect. ect. .
Altra cosa fondamentale è che non mi sono mai piaciuti i vincenti predestinati, o meglio, non ho mai tifato per quelli che vincevano e non mostravano la fatica e il sacrificio; infatti da piccolo tutti i miei amici tifavano per Merckx e io invece facevo il tifo per l´eterno secondo Gimondi (ma che gioia quando vinse il Mondiale davanti a Maertens, Ocana e proprio Merckx ), erano tutti per il Milan o per l´Inter e io tifavo per la Juventus che a quei tempi non vinceva molto, anche se le emozioni più grandi furono per le vittorie del Cagliari di Riva e della Lazio del povero Re Cecconi. Mi sono sempre emozionato di fronte alle imprese sportive, alla vittoria come punto di arrivo, come riscatto umano e sociale.
Nello sport ho apprezzato soprattutto la possibilità di poter diventare esempio, eroe positivo e spesso non tutti i vincenti lo sono ... esempio, un Campione che a causa dei propri convincimenti fu gettato in un angolo, privato dei suoi titoli e della propria libertà personale e che solo grazie alla propria forza e alla propria determinazione riuscì, sovvertendo qualsiasi pronostico a riprendersi con lo sport tutto quello che gli era stato tolto, dignità compresa, fu Cassius Clay (pardon Mohamed Alì) che stese al tappeto insieme a Foreman gli Stati Uniti interi con la loro politica di guerra.
Insomma nello sport ho sempre cercato la vittoria oltre il sacrificio, la sfida impossibile, il successo oltre ogni previsione il ribaltamento di pronostici impossibili da ribaltare.
Calcio a parte lo sport, tutto lo sport, mi è sempre piaciuto, in me bambino la leggenda delle Olimpiadi capaci di fermare le guerre ha sempre suscitato un fascino unico. Delle Olimpiadi poi la gara principe, che racchiude tutto il senso di cosa intendo per sport, è la Maratona; Non ricordo quando e in che occasione ma ad un certo punto conobbi la storia di Dorando Pietri, lo sfortunato maratoneta italiano che alle Olimpiadi di Londra fu squalificato perchè tagliò il traguardo per primo ormai stremato, ma sorretto da un giudice. Ebbe comunque gli onori che meritava e fu premiato non con la medaglia d´oro olimpica ma con una coppa offerta dalla Regina di Inghilterra.
Questa storia mi emozionò tantissimo al punto che a 13 anni, partecipando ad una gara podistica da Castelfranco ad Orentano, a pochi metri dall´arrivo in testa per la mia categoria, mi sentii male e mi ritirai, credo per l´emozione.
Un altro maratoneta è stato il mio idolo di adolescente, Abebe Bikila vincitore di due maratone olimpiche quelle di Roma nel 60 e quella di Tokio nel 64, il perchè è semplice, vinse la maratona di Roma correndo SCALZO, unico nella storia delle olimpiadi doppiò il successo 4 anni dopo a Tokyo, nel 1968, in seguito ad un incidente stradale rimase paralizzato, ma neanche questo lo fermò infatti riuscì a partecipare e vincere alle Para-Olimpiadi.
Ai giorni nostri mi hanno appassionato le vicende sportive ed umane di due grandissimi campioni di due sport lontanissimi tra loro, Roberto Baggio e Alex Zanardi, Campioni in campo ed in pista ma campioni soprattutto nella vita, col loro esempio hanno aiutato e aiuteranno ancora in futuro, molti altri a rialzarsi con serenità dalle proprie disgrazie e lottare per diventare vincitori.

Come sportivo praticante ho giocato a buoni livelli dilettantistici quando giocare nei dilettanti voleva dire essere idoli di paesi, giocare partite di fronte a centinaia di persone ed essere riferimento per le aspettative di tante persone. Il rammarico più grande che ho è quello di non aver mai incontrato un Allenatore capace di spiegarmi il gioco del calcio, quali erano i miei limiti, le mie capacità e su cosa lavorare per migliorarmi ... è per questo credo che è rimasta in me la voglia di capire e di studiare il gioco per poter poi insegnare qualcosa alle persone che ho avuto nelle squadre che ho allenato.
Ad un certo punto mi sono trovato ad allenare una squadra di ragazze e subito ho trovato sintonia col mio modo di pensare lo sport, le donne sanno sacrificarsi, le donne assorbono come spugne le indicazioni degli istruttori, sognano i propri successi e li rincorrono con tutte le loro forze, quando credono in qualcosa e in qualcuno lo seguono anche all´inferno ... Ad un gruppo di ragazzine ho cominciato a parlare di Serie A e di Nazionale e mentre parlavo loro mi rendevo conto che credevano a quello che gli dicevo e quindi ci credevo io stesso, ci siamo condizionati a vicenda per 10 anni, il tempo di cominciare a tirare due calci al pallone e di finire sull´Album delle figurine Panini alla voce Serie A femminile.
Se non si è ancora capito sono uno sportivo romantico, non riesco ad allenare, a fare il Presidente, a guardare una partita se non ho dentro di me un coinvolgimento totale con quello che sto facendo ed è forse per questo che non mi è ancora riuscito di lasciare questo mondo così particolare e così unico, questo mondo in cui il sacrificio è alimentato solo dalla passione ed è ripagato poche volte con una pacca sulla spalla, con un bravo o da una medaglia di cartone.

Quinta puntata (quel 3 a 2 ... mamma mia)

Faccio un salto di qualche anno, del resto l´avevo premesso nella premessa, non seguirò un ordine cronologico.
Racconterò una partita (LA PARTITA), quella che sogni da giocatore, da allenatore e da spettatore, una sorta di Italia - Germania 4 a 3 fatto in casa, infatti quello che successe a Ferrara il 24 Maggio 1998 fu quanto di più emozionante potesse capitare. Ricordo il viaggio in pullmann, il Ristorante, l´ingresso negli spogliatoi, le battute prima della partita, le scelte per la formazione, le sostituzioni, i cambi di tattica, i goal, la fine della partita, il viaggio di ritorno e quella sensazione incredibile di camminare senza toccare terra che mi accompagnò per molti giorni a seguire.
Vincere una partita è sempre bello e soddisfacente, ma vincere una partita in cui ti giochi anni di sacrifici, in cui raggiungi l´obiettivo, in cui realizzi quello che hai desiderato è il massimo, se poi per vincere quella partita passi attraverso un altalena di emozioni, gioa, rabbia, delusione, ancora gioia, paura di non farcela, beh allora quella partita non te la scordi più, sia che si parli di Italia - Germania 4 a 3 sia che si parli di Dinamo Ferrara - La Piazza 2 a 3.

Era il Campionato di Serie C 1997/98, era il terzo che recitavamo da protagonisti, terzi due anni prima, secondi l´anno avanti e finalmente avevamo coronato il sogno di lasciare dietro di noi, tutti. Non era come adesso, la Serie C di allora era composta da 16 squadre, dovevamo giocare 30 partite e c´erano squadre fortissime come Castelfiorentino, Arezzo, Sampi Lucca, Prato, Rovezzano, insomma vincere era veramente dura. Vincemmo il Campionato con una cavalcata impressionante, 25 vittorie, 3 pareggi e due sconfitte ( col Prato e col Galleno ), quasi 200 reti segnate con Lanzotti capocannoniere a quota 62.
Purtroppo il regolamento di allora prevedeva un ulteriore ostacolo da superare per salire in serie B, avremmo affrontato le vincenti delle Serie C dell´Emilia Romagna e delle Marche in uno spareggio a tre in cui solo una sarebbe passata di categoria.
Quindi neanche il tempo di gioire che dovevamo mettere tutto sul piatto e giocarci una stagione incredinbile in due gare secche, una in casa e l´altra in trasferta. Il sorteggio decise che avremmo dovuto affrontare subito in trasferta il Dinamo Ferrara poi, a seconda del risultato, avremmo ricevuto il Senigallia a Castelfranco nella seconda o nella terza partita.
Perdere la prima avrebbe compromesso moltissimo la possibilità di giocarsela nella partita decisiva col Senigallia, vincere avrebbe concesso il vantaggio di aspettare l´esito dello scontro tra Senigallia e Dinamo Ferrara e poter fare due calcoli (anche se a me non è mai piaciuto).
Nei giorni precedenti alla partita, agli allenamenti avevo evitato di parlare della gara per non caricare troppo le ragazze, del resto non ce n´era bisogno, nella nostra mente la partita fu giocata un miliardo di volte.
Avevo cercato di immaginarmi chi avrebbe deciso le sorti della gara, chi avrebbe segnato, chi avrei fatto giocare e cosa mi sarei inventato in caso di difficoltà, ma come sempre, niente di quello che fu immaginato accadde.
Partimmo la mattina verso le 8 da Castelfranco in pulmann, avevamo un discreto seguito di pubblico formato da genitori, fidanzati e amici delle giocarici ed eravamo apparentemente tranquilli, risate, scherzi e battute non mancarono durante il viaggio. Man mano che ci avvicinavamo a Ferrara però, l´atmosfera cominciò a farsi un pò più pesante ma raggiunse il massimo quando c´alzammo da tavola e praticamente entrammo in pre partita. Durante la passeggiata, prima di andare al campo, parlai un pò con tutte ma soprattutto restai solo con i miei pensieri. Cercavo di tranquillizzarmi e mi ripetevo che noi goal l´avremmo fatto, avevamo Lanzotti, Ristori ed Ercoli che erano state capaci di segnare 120 goal in 30 partite, avevamo un centrocampo molto solido con Pettinari e Zastin Gabry che quando giravano diventavano una diga per tutti, ma ci mancavano due pedine fondamentali in difesa, la Nanni e Begg, la nostra Angloamericana che era ripartita a Marzo perchè aveva avuto un offerta di lavoro negli U.S.A. . La difesa, appunto, mi lasciava qualche perplessità, durante il campionato era stata sollecitata poco, molte erano state le vittorie di goleada, per cui ...
Negli spogliatoi dettai la formazione : Parentini in porta, difesa a quattro con Lombardi, Montagnani, Salutini e Giunti, Centrocampo a quattro con Ercoli, Pettinari, Zastin Gabry e Zastin Gensy, in attacco la coppia Ristori, Lanzotti. Aggiunsi poche cose e credo di essere stato ascoltato come non mai. Dissi: "Ragazze noi siamo forti, loro per vincere dovranno essere fortissime, ma oggi per vincere dovremo dare qualcosa di più, non le conosciamo, non sappiamo cosa avremo di fronte, partiamo a tutta perchè se sbagliamo l´approccio sarebbe dura rimediare in corsa, dovremo ottenere il massimo da questa partita, per poter giocare la finale col Senigallia abbiamo un risultato solo. Sono 5 anni che aspettiamo questo momento, è arrivato, facciamo in modo di non avere rimpianti".
Poi uscii e andai a passeggiare sul campo da solo, ispezionai ogni singolo centimetro del campo e poi ritornai verso gli spogliatoi. Mentre entravo uscì dallo spogliatoio la nostra Natalina (Pettinari) che fu incrociata da due avversarie le quali, al suo passaggio, sorrisero e si scambiarono una battuta : "se son tutte così non ci sono problemi". Mi arrabbiai un pò a quella battuta ma dentro di me sapevo di quanto si stavano sbagliando, Natalina in mezzo al campo, a dispetto della sua statura, era insuperabile e con Gabry formava una coppia perfetta.
Il riscaldamento fu eseguito in silenzio, la concentrazione era al massimo e quando ci chiamarono per fare il riconoscimento fu una liberazione. Effettuammo la chiama dopodichè detti le ultime disposizioni sulle palle inattive e guardando Natalina riferii la battuta che avevo sentito ... alla tensione si sommò un pò di rabbia, facemmo l´urlo ed entrammo in campo.
In panchina avevo Spartaco (Presidente), Renato (massaggiatore), Valerio (accompagnatore), e tre ragazze, Giacomelli, Pagni e Vadi.

Calcio d´inizio e fu come un esplosione, tutta quella calma apparente che avevamo dentro diventò di colpo agonismo e tensione, le ragazze iniziarono subito alla grande e cominciarono ad attaccare le avversarie le quali risposero con la stessa determinazione e grinta.
Nei primi 5 minuti credo che l´arbitro abbia fischiato almeno 20 volte, non tanto per falli cattivi, ma per falli derivanti da eccesso di agonismo e dal gioco ancora confuso.
Dopo 5 minuti le squadre erano meglio schierate e tutto era più chiaro. Anche loro adottavano un 4-4-2, speculare al nostro, infatti anche i loro esterni di centrocampo si alzavano moltissimo. Quello che avevo previsto, ovvero la nostra sofferenza dietro, si sarebbe avverata di lì a poco soprattutto a destra dalla parte di Lombardi.
Al 7´ un azione tipica del nostro repertorio, Ercoli prese palla sulla fascia destra e saltò il suo diretto avversario, dopodichè strinse verso il centro e passò a Ristori che le era venuta incontro, Ristori appoggiò a Lanzotti la quale senza guardare lanciò sulla sinistra dove sapeva di trovare Zastin Gensy e la trovò puntuale come un orologio svizzero, Gensy controllò la palla sul vertice sinistro dell´area, saltò il diretto avversario e dopo pochi passi palla al piede, fece partire un tiro che si andò ad infilare sul primo palo ... 1 a 0, anzi, 0 a 1 per noi, in panchina esplose il finimondo e ci volle tutta all´Assistente Arbitrale per riportare un pò di tranquillità. Spartaco (Il Presidente) decise a quel punto che la panchina non era per lui e andò a seguire la partita dagli spalti.
Riprese il gioco e il Dinamo Ferrara impose la sua reazione senza però crearci grossi problemi. Un paio di occasioni per Lanzotti e Ristori mi fecero pensare che sarebbe stata una corsa in discesa poi, al 22´, un fallo ingenuo di Giunti 10 metri fuori area dette la possibilità alle Ferraresi di battere un calcio di punizione diretto. Paola Parentini piazzò la barriera e si andò a piazzare in mezzo alla porta, Farinelli del Dinamo F. si incaricò della battuta e fece partire un tiro forte ma diretto sulla barriera, qualcuno (non mi sembra carino fare adesso il nome) si spostò per paura della pallonata e permise alla palla di andarsi ad infilare sul palo coperto sul quale Paola non potè arrivare. 1 a 1, palla al centro e tutto da rifare, compreso il morale.
Dentro di me pensai: "E´ stato un colpo di fortuna, siamo evidentemente più forti, adesso metteremo subito a posto le cose" ... "Dai, c... forza bimbe, non è niente, risegneremo subito, forza c... , forza" urlai dalla panchina.
La delusione moltiplicò la determinazione e subito mettemmo sotto assedio l´area della Dinamo F. e al 29´ Pettinari rubò palla a centrocampo e la consegnò Gabry, Gabry trovò la gemella Gensy in corsa da sinistra verso il centro dell´area la quale, ricevuta la palla, controllò col sinistro e fece partire un destro fortissimo ma centrale, il portiere non fidandosi della prorpia presa respinse di pugno, al limite dell´area raccolse la ribattuta Ristori Alice che, invece di tentare il tiro al volo, controllò e consegnò nuovamente la palla a Gensy che di prima intenzione tirò trovando un diagonale non forte, ma preciso all´angolino ... 2 a 1, Gensy sommersa dalle compagne e noi a fare monte in panchina, incredibile, appena 7 minuti ed eravamo di nuovo in vantaggio senza che il bomber Lanzotti avesse ancora segnato. La partita sembrava incanalata bene, soffrivamo soltanto a destra dove Lombardi era costretta a ripetuti falli, infatti al 35´ ne commise uno estremamente grave per il quale l´arbitro intervenne in maniera decisa, pensai subito all´espulsione, ma l´arbitro optò per il giallo ma fece capire chiaramente che al fallo seguente non ci sarebbero stati più sconti. A quel punto, nonostante la netta supremazia, cominciai a pensare che dovevo cambiare Lucia se non volevo restare in inferiorità, il cambio naturale sarebbe stato Pagni ma pensai che forse Giacomelli (caratteristiche da difensore centrale) ci sarebbe stata più utile perchè molto più esperta, e così le dissi di cominciare il riscaldamento. Nel frattempo ci mangiammo due occasioni per il terzo goal, una con Gensy e una con Ercoli, ma ormai stavo pensando di rientrare negli spogliatoi per riordinare le idee quando al 48´, su di un rilancio lungo, il più comodo dei controlli difensivi, si trasformò in un calcio d´angolo per il Dinamo Ferrara. Angolo battuto sul primo palo, Tortolano anticipò tutte e spedì la palla alle spalle di Parentini ... 2 a 2 e duplice fischio da parte dell´arbitro. Rimanemmo impietriti, come se la partita fosse terminata in quel momento con una sconfitta, restai qualche secondo ad imprecare per conto mio e poi mi diressi inc.....issimo verso gli spogliatoi.
Mamma mia che brutta sensazione, per quello che avevamo espresso avremmo dovuto essere in vantaggio almeno di due goal ed invece c...., ero furioso ma non sapevo con chi prendermela e allora l´unica cosa che mi venne da fare negli spogliatoi fu quella di dire alle ragazzze: "E´ una partita, una partita vera, se vogliamo prenderci quello che vogliamo, dobbiamo SU...DAR...CE...LO, capito? SU...DAR...CE...LO ... e ora andiamo a prendercelo". Tornammo in campo ed io mi ero completamente dimenticato del pericolo che stavamo correndo con Lucia e che Solange Giacomelli stava scaldandosi ormai da mezz´ora. Ricominciammo la partita come l´avevamo conclusa e fu Renato a ricordarmi del cambio giusto in tempo perchè intanto Lucia Lombardi era già sotto pressione. 2 Minuti ed effettuammo la sostituzione, fuori Lucia Lombardi e dentro Giacomelli Solange, ridisegnai la difesa con Salutini a destra, Giacomelli e Montagnani centrali e Giunti a sinistra.
Ci stavamo un pò impastando a centrocampo, non riuscivamo a esprimerci più come nel primo tempo, il pari allo scadere del primo tempo aveva prodotto un esaltazione nelle file del Dinamo Ferrara e una demoralizzazione nelle nostre file. Al 55´ ci fu un lancio di Zastin Gabry a cercare Ristori, l´arbitro fischio il fuorigioco (molto dubbio) e Alice Ristori reagì con Vaff..... al cielo, l´arbitro la prese come un offesa diretta a lui e decretò l´espulsione. Il ghiaccio cominciò a scorrermi nelle vene e il mondo mi crollò addosso ... "non è possibile, me la mangio, ma come c.... si fa ?" "Arbitro ma non ha mica detto a lei" niente, avevo voglia di protestare, quel cartellino rosso era bello lì a sventolare e a dirci che da lì in avanti, per i restanti 35 minuti, avremmo dovuto giocare in 10.
Tutti quelli che hanno fatto l´allenatore hanno assaporato la solitudine in cui ci si sente in momenti come quello che sto raccontando, in pochi secondi passano nel cervello un mucchio di dati, notizie, valutazioni, ... "rinuncio ad un attaccante e giochiamo per non perdere, in fondo un pari può essere buono, si meglio non rischiare Ale, un pareggio è buono, un pareggio qui può essere buono, dai Ale meglio non rischiare di perdere" pensai e poi alle ragazze urlai: "difesa a tre, Salutini, Montagnani e Giunti, centrocampo a quattro con Giacomelli al posto di Gensy Zastin che va ad affiancare Lanzotti in attacco" ..."C.... questa partita la voglio vincere, non me ne frega niente del pareggio, o la vinco o la perdo, il pareggio è un risultato che mi ha sempre fatto schifo".
La squadra reagì in maniera straordinaria, Gabry Zastin soprattutto diventò un incubo, avevamo perso una giocatrice, ma ne avevamo trovato altre due, Gabry da quel momento si caricò tutta la squadra sulle spalle e cominciò a spingere come solo a lei ho visto fare (anche quando anni più tardi siamo arrivati in serie A).
Attaccammo come pazzi, a testa bassa senza curarci dei rischi che potevamo correre in contropiede. Man mano che il tempo scorreva il Dinamo F. si ritrovava a giocare sempre di più in spazi limitati alla propria area, il portiere di casa fu preso a pallonate, ma vuoi la sua bravura, vuoi l´imprecisione degli attaccanti nostri la palla sembrava non voler entrare.
All´85´ decisi un altro cambio tattico, era chiaro che Gabry nel mezzo al campo bastava ed avanzava, allora chiesi a Natalina di spostarsi a destra per avanzare Ercoli in attacco schierando così un improbabile 3-3-3 con i tre d´attacco schierati così: Ercoli spostata a destra, Lanzotti a sinistra e Zastin Gensy, stremata dalle botte e dalla fatica, al centro.
All´89´ Gensy ricevette palla spalle alla porta sul limite dell´area, controllò la palla girandosi su se stessa e si trovò di fronte l´ultimo difensore, con una finta lo saltò e poi, col portiere addosso, toccò debolmente la palla indirizzandola sul secondo palo. Ci mise un secolo il pallone a fare quei 10 metri ma alla fine accarezzò il palo e si infilò in rete. Mi si accappona ancora la pelle a ripensarci ma quello che successe immediatamente dopo fu incredibile, io mi ritrovai in mezzo ad un mucchio di braccia e di faccie urlanti di gioia e felicità, con l´arbitro che ci richiamava per ricominciare, mancava ancora un minuto più il recupero. Quando ritornai in panchina trovai il solo Renato, Valerio era entrato in campo con me, e gli chiesi come mai era restato lì, mi rispose che aveva paura per la nostra espulsione "almeno io non mi faccio espellere, se buttano fuori voi, almeno io resto qui"... Quando la palla fu riportata a centrocampo per essere giocata di nuovo c´erano ancora delle ragazze del Dinamo F. a terra ormai stremate, era un segno inequivocabile di resa.
Ce l´avevamo fatta, avevamo vinto quella partita che volevamo vincere.
Un mio allenatore una volta mi aveva detto: "... quando una squadra vuol vincere, vince!" noi quel giorno siamo stati una squadra che voleva vincere e abbiamo vinto!

Sesta puntata (maledetto 21 ....)

Campionato di Serie B 1999/2000, eravamo reduci da un campionato molto al di sotto delle aspettative dove c´eravamo salvati con non pochi patemi e rimpianti, ma identificata la causa, avevamo provveduto ad aggiustare il tiro scegliendo per quel campionato le atlete più affidabili e mature.
La rosa che componeva la prima squadra era di altissimo livello per qualità e per numero di calciatrici, in porta avevamo acquistato Nardi dall´Ulivetese, tra i difensori c´erano Nanni, Salutini, Di Miele, Daidone, Montagnani, tra i centrocampisti Cacciatori, Ercoli, le gemelle Zastin, Ristori, Pettinari, Alberti, Sarti e tra gli attaccanti Lanzotti, Bigazzi e Orlandini.
Il Campionato si prospettava difficile per la qualità ed il blasone delle squadre ai nastri di partenza; 14 squadre tra cui Como, FiammaMonza, Cagliari, Segrate, Vallassinese, Faenza, Mantova, Reggiana e molte altre. Nonostante il risultato dell´anno precedente c´era in noi la consapevolezza del nostro valore e ci ponemmmo l´obiettivo più importante ovvero quello di vincere. Non iniziò benissimo quel campionato, all´esordio rimediammo una sconfitta beffa sul campo del Como, alla seconda gara vincemmo in casa con il Faenza e poi alla terza gara fummo di nuovo sconfitti di misura sul campo della favoritissima Monza (1 a 0 con un autorete sfortunatissima di Cacciatori).
Le ragazze avevano scelto di giocare con le maglie personalizzate, ovvero ognuna si era scelta un numero col quale giocare tutto il campionato. Una ragazza, Micky Sarti, scelse il numero 21 convinta che le avrebbe portato fortuna in un campionato che l´avrebbe vista protagonista. Nonostante il poco spazio che aveva avuto la stagione precedente riuscì a mettersi in mostra e a guadaganarsi una maglia da titolare per l´esordio, nella seconda gara giocò il secondo tempo, nella terza giocò da titolare per quasi un ora, nella quarta in casa col Cagliari entrò ancora dalla panchina poi alla quinta giornata, in trasferta a Lucca si guadagnò ancora la maglia da titolare a scapito di Zastin Gabry. Verso metà del secondo tempo, sul risultato di 0 a 2 in favore del La Piazza, Micky fece un intervento in scivolata laterale per controllare una palla che stava uscendo dal terreno di gioco, il terreno allentato la fece scivolare ma, improvvisamente il piede destro si bloccò frenato da un tratto di terreno duro ed il ginocchio (già sottoposto ad intervento di ricostruzione del legamento crociato anteriore) fece di nuovo crack. La sensazione immediatamente percepita fu quella dell´infortunio grave e di lì ad un paio di giorni la prima impressione divenne diagnosi ... rottura del legamento crociato anteriore destro e fine della carriera calcistica visto che si trattava del secondo infortunio allo stesso ginocchio. Micky si sottopose ad una serie di accertamenti necessari alla programmazione dell´intervento chirurgico, necessario quantomeno a consentirle di camminare normalmente. L´intervento fu programmato per la vigilia di Natale, ovvero a quasi due mesi dall´infortunio. Nel frattempo la squadra cresceva e restava agganciata alle prime posizioni, alle spalle di Como, Monza e Segrate che dimostravano una marcia in più rispetto alle altre. La vigilia di Natale Micky si operò e quando ritornò in camera trovò tutta la squadra ad attenderla con un pupazzo mega con in dosso la sua maglia n° 21. Il Capitano della squadra, Chiara Cacciatori, consegnò il pupazzo ala sfortunata Micky chiedendole se poteva indossare la sua maglia, la n° 21, per le restanti partite del campionato, ovviamente Micky acconsentì con molto piacere perchè con la sua maglia in campo si sarebbe sentita ancora coinvolta. Intanto il Campionato viaggiava con le gialloblù a rincorrere le battistrada insieme a Cagliari, Segrate e Faenza e alla fine del girone d´andata aveva contenuto a 3 le sconfitte rimediate (considerando che 2 le aveva rimediate nelle prime 3 partite era da considerarsi un buon risultato). Iniziò il girone di ritorno ancora con una sconfitta beffarda rimediata in casa col Como, 1 a 2 e parapiglia a fine partita, con Cacciatori che lamentò un piccolo risentimento muscolare (indossava la maglia n° 21). La Domenica successiva ci aspettava una difficile trasferta a mantova e realizzammo che se volevamo salire in Serie A non dovevamo più sbagliare niente, in una riunione con le ragazze dopo la sconfitta col Como facemmo una tabella calcolando in 7 i punti che avremmo potuto perdere da quel momento alla fine, 7 punti in 12 partite, era un obiettivo molto difficile da realizzare ma con determinazione decidemmo che valeva la pena provarci. Per rendere a noi stessi ancora più visibile la nostra scommessa costruimmo una tavoletta sulla quale disponemmo le 7 statuine dei 7 nani, ad ogni punto perso avremmo tolto una statuina, finite le statuine sarebbero finite le nostre possibilità di vincere quel Campionato. Da quel momento i 7 nani erano sempre con noi a simboleggiare la nostra speranza ed il nostro sogno e le ragazze assunsero nei loro riguardi un atteggiamento di affetto e di protezione, avrebbero venduto molto cara la "pelle" dei loro nani.
Alla seconda di ritorno, come già detto, ci attendeva una difficile trasferta a Mantova dove fecero l´esordio i 7 nani e dove Micky tornò a seguire la squadra dalla panchina con la maglia n° 5 (quella di Chiara), la n° 21 era in campo sulle spalle di Chiara Cacciatori. La partita si rivelò subito molto complicata e nonostante la netta supremazia non riuscivamo a sbloccare il risultato, tra le migliori in campo naturalmente Chiara Cacciatori che però al 67´, nel tentativo di saltare un avversaria in dribbling, compiendo una torsione su se stessa, cadde a terra dolorante tenendosi un ginocchio. Capii subito di cosa si trattava ma Chiara mi dette una speranza, di lì a poco era già in piedi e determinata a rientrare in campo e così fece, uno, due, tre passi ed era di nuovo a terra, e fu chiara la gravità dell´infortunio. Un paio di giorni dopo, anche per lei la diagnosi sarebbe stata durissima, rottura del legamento crociato anteriore. Chiara uscì e con lei la maglia n° 21, un minuto dopo trovammo prima il goal del vantaggio con Lanzotti e poi raddoppiammo con Orlandini. Gara vinta, nani salvi, ma tanta amarezza dentro di noi, avevamo perso un altra pedina importante del nostro organico.
La Domenica successiva arrivava da noi la squadra che col Como stava dominando il Campionato, il FiammaMonza, e pensammo di usare quel 21 maledetto a nostro vantaggio, nascondemmo la maglia sotto la panchina del Monza e iniziammo a giocare la partita. Nonostante le tante assenze partimmo fortissimo e al 15´ andammo in vantaggio con una punizione magistralmente calciata da Lanzotti, rischiammo un paio di volte il raddoppio e chiudemmo il primo tempo in vantaggio.
Verso metà del secondo tempo, sempre sul risultato di 1 a 0 per noi, qualcuno della panchina del Monza scoprì la maglia e ce la riportò, non facemmo in tempo a toccarla che il Monza pareggiò, neanche il tempo di buttarla in un angolo ed il Monza raddoppiò. La gara finì 2 a 1 per il Monza, i primi tre nani furono cancellati e la maglia n° 21 fu per sempre bandita e relegata in fondo allo scaffale delle maglie in magazzino.
Per la cronaca l´ultimo nano "perì" a 4 giornate dal termine e, nonostante tutte le tragedie capitateci in quel campionato, riuscimmo a chiudere al terzo posto dietro Monza e Como ma davanti a Cagliari, Segrate, Faenza, Vallassinese e Reggiana a dimostrazione del grande valore tecnico e soprattutto morale della squadra.
Quel Campionato ci consacrò tra le migliori squadre d´Italia e ci fece capire definitivamente che la serie A era sicuramente alla nostra portata.
Cacciatori e Sarti, a dimostrazione della solidità caratteriale che le distingue, rientrarono in squadra all´inizio del Campionato successivo e contribuirono decisamente alla conquista della promozione in Serie A, naturalmente senza il n° 21 sulle spalle.

Settima puntata (where are you from ...)

Era l´Ottobre del 1997 e stavamo disputando una seduta di allenamento quando comparve alla porta degli spogliatoi una ragazza bionda ed alta che senza dire niente si mise ad assistere alle nostre esercitazioni. Insieme a lei arrivò anche un signore ed io, insieme alle ragazze che stavo allenando, pensammo fossero insieme. Il signore dopo un pò scomparve, la ragazza restò sola e questa cosa ci insospettì sulla bontà delle intenzioni di quei due sconosciuti.
Ci precipitammo negli spogliatoi e ci accorgemmo che erano stati allegeriti alcuni portafogli e poichè la sconosciuta era ancora lì ci avventammo contro di lei per chiederle spiegazioni. Mi resi ben presto conto che non c´entrava niente con quel "Signore" che aveva provveduto ad effettuare dei prelievi nei portafogli di alcune ragazze e soprattutto che non stava capendo niente di quello che le stavamo urlando contro.
Quella sera fummo derubati ma ricevemmo un grande dono dalla sorte, avevamo conosciuto una splendida ragazza che oltre ad aiutarci da protagonista nella vittoria del Campionato di serie C 1997/98 e nella promozione in Serie B dopo aver disputato due gare di spareggio, si rese artefice di una grande dimostrazione di attaccamento al nostro gruppo.
Beggy (Sarah Kirsten Begg) sarebbe restata in Italia per lavoro per un breve periodo e, da brava anglosassone, era molto appassionata di calcio; capitò quella sera agli allenamenti perchè qualcuno le aveva parlato di noi ed era intenzionata a chiederci se poteva unirsi al nostro gruppo. Da quella sera Beggy si allenò con noi e, dopo aver effettuato tutte le procedure necessarie al suo tesseramento, arrivò il momento del debutto. La prima gara di Beggy fu una dimostrazione di classe e di forza, disputò il secondo tempo ad Uliveto e contribuì alla vittoria finale per 7 a 0 segnando anche due splendidi goal. La squadra vinceva in continuazione ed era ormai chiaro che il campionato ci vedeva favoriti per la vittoria finale.
All´inizio del girone di ritorno, accadde un episodio singolare quanto strano; ci stavamo recando a Pian di Mommio per giocare una partita importante e Beggy era in auto con me quando ci attraversò un gatto nero, d´istinto frenai ma lei mi pregò di non fermarmi perchè in Inghilterra un gatto nero che ti attraversa porta bene. La partita per la cronaca finì col risultato di 9 a 0 in nostro favore e dopo due giorni avemmo la dimostrazone che le nostre superstizioni erano entrambe vere. Era successo che, per sua fortuna, Beggy aveva ricevuto un importante offerta di lavoro da una multinazionale dello Sport con sede in America e quindi sarebbe partita di lì a poco, per nostra sfortuna.

Beggy partì ma calendario alla mano ci comunicò che avrebbe preso due settimane di ferie per venire a disputare le tre partite fondamentali e decisive, quelle che ci avrebbero visti opposti a Castelfiorentino, Prato e Rovezzano. Fu di parola, ad Aprile tornò e disputò le tre gare aiutandoci ad ottenere un pareggio a Castelfiorentino e due vittorie col Prato e Rovezzano. Fu grande la festa che le riservammo al momento della sua partenza perchè, anche se mancavano tre giornate al termine del Campionato, la matematica ci confermava già campioni.

Beggy ci aveva dimostrato tutto il suo attaccamento ma non finì di stupirci ... per ottenere la promozione in serie B, avremmo dovuto superare lo scoglio durissimo degli spareggi: un girone a tre squadre con le vincenti dei Campionati Regionali di Marche e Emilia Romagna. Dipsutammo la prima gara a Ferrara ed ottenemmo una vittoria incredibile per 3 a 2 all´ultimo minuto (tripletta di Zastin Gensy). A quel punto ci restava da superare l´ultimo ostacolo, il Senigallia, e fu qui che Beggy ci stupì. Il Mercoledì precedente alla gara col Senigallia mi telefonò comunicandomi che se per me andava bene lei era disposta a partire da New York al Sabato mattina per arrivare al Sabato sera a Milano in modo da giocare la partita per poi ripartire immediatamente poichè al Lunedì doveva trovarsi di nuovo a New York al lavoro. Inutile dire la sorpresa e l´incredulità di fronte a tanto attaccamento ma Beggy stava parlando seriamente e mantenne quello che aveva detto. Come se quel viaggio fosse la cosa più banale da effettuare, arrivò in tempo per giocare una delle partite più memorabili della nostra storia e contribuì al 3 a 3 finale che ci consentì di salire in Serie B.

Quando arrivò il momento di salutarci definitivamente le consegnammo una targa con sopra inciso "WHERE ARE YOU FROM", era l´unica frase in Inglese che Natalina conosceva e che scherzosamente le ripeteva in continuazione, divenne il tormentone di quella stupenda stagione sportiva.

Ottava puntata : (prima parte - nel pantano di Lucca quel 6/05/12 )

Dopo una lunga sosta ricomincio a mettere giù un po’ di ricordi con tante tante emozioni ed è logico che le vittorie la facciano da padrone. Ricomincio dal ricordo di quel 6 Maggio 2012 scolpito nella nostra storia come il giorno della definitiva rinascita, del ritorno nel posto che ci merita nel panorama del calcio femminile italiano, il giorno della vittoria del Campionato Regionale di Serie C 2011/2012.

L’origine di una vittoria spesso nasce da grandissime delusioni, per lunghi anni, dopo la discesa dalla Serie A nel 2002, la nostra squadra era precipitata in Serie C passando per la Serie A2 (2002/2003) e per la Serie B (2003/2004 e 2004/2005).
Durante la discesa in Serie C i campionati Nazionali ci avevano comunque dato la possibilità di lanciare molte ragazze giovani ed era quindi lecito sperare di ritornare velocemente nella categoria superiore, giusto il tempo di consolidare la crescita di quel gruppo di ragazzine e aver fatto maturare in loro il giusto grado di esperienza.
Purtroppo per cinque campionati quel gruppo arrivo’ ripetutamente vicino all’impresa senza però mai riuscire a concretizzarla dimostrando di non avere lo spessore, l’alchimia giusta per primeggiare e passarono da delusioni cocenti che incrinarono irrimediabilmente la fiducia di tutto l’ambiente.
Al termine della Stagione 2009/2010, con l’ennesima cocente delusione di un terzo deludentissimo posto e con la vittoria del Campionato da parte della rivale Scalese, molte delle ragazze che costituivano quella rosa decisero di cambiare squadra o addirittura di lasciare il calcio.
La rosa che fu allestita per la Stagione seguente fu creata grazie all’inserimento di diverse ragazzine del settore giovanile aggiunte alle poche rimaste della rosa degli anni precedenti.
La stagione che seguì fu un crescendo continuo, quella giovane squadra a dispetto della poca considerazione dei tanti detrattori, riuscì a consolidarsi a metà classifica riuscendo a fare risultati importanti contro le prime della classe e ponendo ottime basi per la stagione successiva.
La stagione 2011/2012 iniziò partendo dalla rosa costruita l’anno precedente con l’inserimento di un importante ritorno quello di Sara Colzi che aveva militato in Serie A con la maglia gialloblù.
Il Campionato era inizato benissimo, sei vittorie consecutive nelle prime sei partite e squadra in testa al campionato con quattro punti di vantaggio sul Pisa. Alla settima però ci pensò proprio il Pisa a far ritornare sulla terra la squadra, battendoci per 1 a 0 nello scontro diretto.
La squadra accusò il colpo e inizio’ a balbettare nel rendimento, pareggiò col Lucca in casa e col debole Forte dei Marmi in trasferta, perse sempre in casa gli scontri diretti col Livorno e col Pisa e anche a causa di qualche infortunio di troppo si presentò alla terz’ultima partita del campionato praticamente senza portieri in rosa e soprattutto al terzo posto in classifica con due punti di distacco dal Livorno e uno dal Pisa.
Alla terz’ultima la prima svolta di una stagione che sembrava percorrere un film già visto ovvero un’altra cocente delusione.
Quel gruppo però aveva qualcosa di diverso da quello degli anni precedenti, nonostante la giovane età media delle componenti, aveva uno spessore diverso e soprattutto era una Squadra con la S maiuscola.
La svolta fu che il Livorno perse lo scontro diretto col Pisa e noi vincemmo a Montecatini per 6 a 0 lanciando in porta l’ultimo dei portieri rimasti ovvero Anna Landi appena 14 anni e una responsabilità enorme da gestire.
La classifica a quel punto vedeva Pisa in testa, noi a un punto e Livorno a due.
Alla penultima Noi ospitammo la forte Stella Azzurra mentre il Pisa era ospite dell’Agliana, per noi sembrava durissima e per il Pisa doveva essere una vittoria scontata ma il calcio a volte regala cose incredibili soprattutto se una squadra ha dimostrato di non volersi arrendere e di crederci fino all’ultimo.
Insomma incredibilmente fummo capaci di segnare ben sette goal alla Stella Azzurra ma ancora più incredibile fu la notizia che arrivo da Agliana al termine della partita, il Pisa aveva pareggiato per 3 a 3 e noi inaspettatamente ci ritrovammo in testa alla classifica sorpassando di un punto quel Pisa che era stato capace di batterci per due volte in campionato.
Inutile descrivere la gioia che si scatenò negli spogliatoi alla notizia, gioia mista ad incredulità, un ubriacatura di sensazioni che faticò a spegnersi perché alla consapevolezza che eravamo primi ad una giornata dalla fine si fece largo la realtà ovvero che una partita andava giocata e vinta.
Quella settimana di allenamenti sembrò non passare mai, il cartellone motivazionale che settimanalmente preparavamo per la partita seguente si riempì di note e di sensazioni da parte di tutte le giocatrici che facevano a gara a trovare la frase ad effetto più ad effetto che ci fosse.
Arrivò l’allenamento del venerdì sera cercammo di divertirci e di sdrammatizzare il più possibile ma ormai la tensione aveva invaso la testa e il cuore di tutte le ragazze, dei dirigenti e anche, anzi soprattutto, la mia.
Arrivò la Domenica, Domenica 6 Maggio ma sembrava più il 6 Dicembre, era piovuto tutto il Sabato e stava piovendo ancora quando partimmo da Castelfranco per Lucca.
Arrivammo al campo e quello che temevamo ci si palesò come reale appena vedemmo il terreno di gioco, era allagato e fu facile immaginare che dopo pochi minuti di gioco si sarebbe trasformato in un pantano...(continua)

Ottava puntata : (seconda parte - nel pantano di Lucca quel 6/05/12 )

… Entrammo negli spogliatoi mi sistemai di fronte alle ragazze che più di sempre mi sembrò aspettassero le mie parole per rassicurarsi, per capire come avrebbero dovuto affrontare quella battaglia, l’ultima, che ci divideva dal sogno, che ci divideva dal tornare nel calcio che contava, nei campionati Nazionali.
Assenti a vario titolo tutti e tre i portieri tesserati quell’anno, Nseka infortunata, Lupo e Trimonte forfait, fu facile confermare in porta il nostro portierino Landi, 14 anni appena compiuti.
Difesa a quattro con Fogli, Doni, Quaranta, Pantani, centrocampo a due con Sarti e Salvini, linea a tre sulla trequarti con Montesi, Bini e Colzi con l’unica attaccante Galluzzi.
In panchina oltre all’infortunata ed inutilizzabile Caucci, le piccole Di Guglielmo, Prugna, Caldesi, Terreni, Lorenzini, tutte ragazze molto giovani, molto talentuose ma prive di esperienza per partite di quel genere.
Detta la formazione mi soffermai su cosa ci avrebbe atteso in campo per quella partita e cercai di stare attento a non caricare troppo la squadra di tensioni inutili, capii che le ragazze erano già cariche al punto giusto, del resto come sarebbe stato possibile il contrario, dovevamo vincere la partita, non potevamo fare altrimenti, era l’unico modo certo per realizzare il sogno sfuggito troppe volte.
Riscaldamento in religioso silenzio e colmo di concentrazione, rientrammo negli spogliatoi per le ultime indicazioni tattiche, poi il riconoscimento da parte del Direttore di gara e poi via in campo per la partita.
Intanto il tempo stava peggiorando e minacciava ancora pioggia e questa era la cosa che mi preoccupava di più, avevamo nella velocità di manovra e nella tecnica la nostra forza, giocare sotto l’acqua e in un pantano non ci avrebbe aiutati.
La partita fu lo specchio di quegli ultimi anni colmi di delusioni, di quasi vittorie, di quasi trionfi sempre sfumati in dirittura d’arrivo, era questo il nostro fardello, il nostro fantasma, il nostro avversario più duro, tutti i fallimenti precedenti potevano ancora una volta fregarci frenando le nostre gambe, le nostre motivazioni, impaurendo i nostri cuori.
Fischio d’inizio e fu come una liberazione, tutta la tensione accumulata nella settimana finalmente si sciolse e le ragazze iniziarono a giocare e a pressare il Lucca a tutto campo. Il Lucca dal canto suo, con qualche fallo e con l’atteggiamento dimostrò subito che non era lì per farci vincere anzi.
Nei primi 10 minuti prima Bini poi Colzi arrivarono alla conclusione senza impensierire il portiere del Lucca.
Al 10’ Colzi trovò Montesi sola in area che di prima intenzione alzò un pallonetto perfetto segnando il goal del vantaggio.
Abbracci, grida di gioia in campo e sulle tribune e la partita che sembra incanalarsi sul binario giusto.
Si riparte e la musica non cambia, ancora più determinate le nostre ragazze continuarono ad attaccare e dopo in paio di situazioni pericolose alla mezz’ora Colzi viene atterrata al limite, viene concessa una punizione che si incarica di battere Bini. Camilla posiziona la palla, attende il fischio dell’arbitro e poi parte … uno, due tre passi di rincorsa, piede d’appoggio accanto alla palla e destro che colpisce di mezzo esterno la palla, palla che si alza, sorvola la barriera e va a morire proprio all’incrocio … goal, due a zero. Sembra fatta. Le ragazze in campo si incastrano di abbracci, sugli spalti la felicità è incontenibile, in panchina si esulta e ci si abbraccia come in campo. Nel frattempo è entrata la piccola Lucia Di Guglielmo al posto di Fogli infortunata e soprattutto la pioggia cade sempre più insistente.
Si riparte dal 2 a 0 alla mezz’ora e sembra veramente fatta quando 5 minuti più tardi il Direttore di gara ci concede un calcio di rigore per fallo di mano in area.
E’ fatta penso, segniamo questo rigore e possiamo esultare, facciamo questo goal e la vittoria sarà praticamente nostra.
Il Dio del calcio però a volte si diverte a metterti alla prova e a giocare con le tue paure e quel rigore che avrebbe dovuto chiudere la pratica campionato, si trasformò invece nell’interruttore dei nostri peggiori incubi e delle nostre paure più recondite. Si incarica del tiro Camilla Bini che calcia neanche male ma il portiere intuisce e vola riuscendo a deviare il tiro in angolo. Si resta sul 2 a 0, possiamo ancora stare tranquilli ma tranquilli non siamo più e intanto la pioggia aumenta.
Continuiamo ad attaccare ma non siamo più lucidi come prima e commettiamo errori abbastanza inusuali per noi e in attacco non sembriamo più decisi e cattivi come all’inizio.
Sul finire del tempo le nostre paure cominciano a prendere forma quando su un tiro dalla distanza abbastanza inoffensivo, Landi si alza per effettuare la parata in presa alta ma tra le mani non si trova un pallone ma la più scivolosa tra le saponette, che la beffa schizzando in porta per il 2 a 1.
Inutile da dire il panico inizia a serpeggiare tra le nostre fila, il nervosismo inizia ad impadronirsi delle nostre energie, la lucidità inizia ad appannarsi e la calma che c’era appena 15 minuti prima del 2 a 1 ormai non c’è più e intanto la pioggia continua ad aumentare.
Il ritorno negli spogliatoi è veramente duro, le ragazze sono tese ed impaurite, temono di non farcela, riportare la calma è veramente un impresa tuttavia si torna in campo coscienti che siamo avanti, che siamo più forti, che abbiamo la partita in pugno, si tratta solo di segnare un goal per rimettere un po’ di distanza con la paura di non farcela.
Le nostre ragazze iniziano forte, un po’ bloccate ma sembrano aver ripreso il bandolo della matassa.
Nei primi 15’ andiamo molto vicini al goal con Galluzzi, Bini e Colzi ma imprecisione e bravura del portiere lucchese mantengono il parziale sul 2 a 1.
Secondo la regola più antica del calcio se sbagli tanti goal alla fine lo subisci e così fu. Al 20’ si materializza la beffa, un´azione insistita del Lucca sulla destra porta l´esterno ad effettuare un cross che con una parabola strana quanto imprevedibile, manda la palla ad infilarsi all´incrocio della porta difesa dall´incolpevole Landi. 2 a 2 e fantasmi che tornano ad affollare le menti di Sarti & C.
25´ minuti per rimettere le cose a posto ma ora c´è da combattere con un avversario che non regala niente, contro la pioggia, contro un campo pesante che penalizza il nostro gioco e soprattutto contro l´ansia di non farcela, di veder svanire ancora una volta il sogno e vederlo trasformare in un incubo beffardo e atroce.
Succede di tutto negli ultimi 25 minuti che scorrono via veloci ed inesorabili, la tensione sale a dismisura e le residue forze iniziano a spegnersi sotto i colpi di una delusione che cresce.
Si alzano dalla panchina due bimbe, Cecilia Prugna classe ´97 e Chiara Caldesi classe ´96 che insieme a Lucia Di Guglielmo anche lei ´97 e subentrata a Fogli nel primo tempo, portano in campo tutta la voglia di emergere della cantera gialloblù e alla fine saranno determinanti.
Inizia un assedio disordinato con le gialloblù che hanno comunque il merito di provarci, paradossalmente la beffa del pareggio ha avuto l’effetto di liberare dalla paura le nostre ragazze che ora seppur stanche, seppur poco lucide, in un campo che è diventato un pantano, spingono buttando letteralmente il cuore oltre l´ostacolo per andarselo a riprendere insieme alla vittoria.
Si spinge e si sbaglia, si spinge e non si butta dentro, si spinge e i minuti passano, si spinge e la pioggia aumenta.
Si arriva all’ultimo minuto, ricordo come al presente di aver guardato il mio cronometro e aver pensato che se non avessimo imbastito un’azione degna non avremmo segnato, ricordo di aver visto la palla arrivare nella nostra difesa con Giada che la va a riprendere, ricordo di aver urlato “giocate bimbe giocate”, ricordo che Giada invece di buttare la palla più lontana possibile, l´appoggia a Sara Salvini appostata in mezzo al campo, Sara controlla quel pallone e lancia Sara Colzi sulla destra, la palla per l’acqua schizza in avanti a velocità doppia e mentre tutta la panchina del Lucca chiede il fuorigioco Sara raggiunge il pallone, lo controlla saltando praticamente il portiere in uscita, e dal fondo rimette la palla al centro per l’accorrente Caldesi sola di fronte alla porta vuota.
Chiara attende quella palla e la calcia una prima volta, ma la palla non arriva all’impatto, si è impantanata nel fango a pochi centimetri dal goal, allora Chiara mentre un difensore sta rinvenendo su di lei, sposta la palla dalla pozza e poi la colpisce delicatamente spedendola in fondo al sacco.
C’è un momento esatto che ti resta impresso sotto forma di fotografia quando segni o vedi segnare un goal, è il momento in cui realizzi che hai segnato, che la palla è finita in rete, nella mia fotografia c’è Chiara che dopo aver spinto il pallone fa una mezza piroetta per esultare in attesa delle sue compagne.
Ricordo di essere partito dalla panchina per correre verso quel mucchio di ragazze, ricordo di aver trovato sulla mia strada l’arbitro che voleva impedirmi di andare là ma niente e nessuno mi avrebbe fermato, ricordo di essere arrivato dalle ragazze e di non essere riuscito a frenare la mia corsa andando praticamente a sbattere in quel mucchio di ragazze festanti e piangenti. Ricordo di averle strattonate, avrei voluto alzarle tutte insieme, poi ritornai velocemente in panchina per vivere gli ultimi istanti della partita.
Dopo grandi festeggiamenti si ricominciò a giocare i tre minuti di recupero che l’arbitro concesse.
Il Lucca a dimostrazione che non era lì per farci vincere prova ad imbastire un azione d’attacco ma fatalmente si scopre lasciando ancora una volta spazio a Colzi che si invola nuovamente sulla destra per l’ennesima corsa, stavolta l´assist è per Prugna che freddamente batte il portiere in uscita depositando la palla in goal per il definitivo 4 a 2.
Gli ultimi 2 minuti dettero spazio solo alla felicità mista a commozione che portò tante ragazze in gialloblù a giocare gli ultimi istanti con le lacrime agli occhi e al triplice fischio fu festa grande ed incontenibile per tutti, giocatrici, mister, dirigenti, tifosi e genitori che si riversarono in campo per festeggiare uniti l´arrivo dell´agognata promozione.
Avevamo vinto più di una partita e di un campionato, col goal di Chiara avevamo battuto le nostre paure e i nostri peggiori incubi e sono convinto che il Dio del calcio, commosso da quella giovane squadra che stava lottando contro mille avversari senza mollare, ad un certo punto abbia detto: Si, queste ragazze sono degne della vittoria ma prima voglio divertirmi un´ultima volta e mise quella pozza sulla linea di porta per fermare la palla destinata al piede di Chiarina.
Chiarina però, dall’alto dei suoi 15 anni, non si impaurì e prendendosi tutto il tempo necessario scavò letteralmente la palla dal fango e poi la spinse in rete, né troppo forte né troppo piano, come se stesse facendo il più insignificante dei passaggi, un passaggio alla felicità di un gruppo fantastico che non aveva mollato.

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